Qui raccogliamo le parole di chi ha attraversato una perdita e ha scelto di condividerla: persone accompagnate, familiari, operatori e partecipanti ai nostri percorsi formativi. Ogni storia è pubblicata con il consenso di chi l’ha scritta. Se vuoi, puoi leggerle con calma, una alla volta.
Lutto perinatale · Video
Video Lutti Perinatali di Paola Di Betta
Il lutto perinatale è uno degli argomenti più difficili e dolorosi da affrontare. Quando si pensa alla nascita, infatti, si pensa alla vita e alla crescita.
Lutto perinatale · Famiglia · Testo
Testimonianza di Luisa De Filippi
Sono madre di cinque figli e il quinto l’ho perso.
Lutto perinatale · Gravidanza · Testo
Gravidanza a sorpresa
Durante il mio percorso ECEL ho frequentato i due incontri che hanno avuto come tema il lutto perinatale: un po’ inaspettatamente sono stati due incontri per me molto importanti.
Lutto perinatale · Testo
Testimonianza di Barbara Mancarella
Durante il modulo dedicato all’accompagnamento empatico del lutto perinatale abbiamo visto un film, e in una scena ho rivisto tutto ciò che era accaduto a me.
Lutto perinatale · Medici e operatori · Aborto · Testo
Testimonianza di Gabriella Manca
Vi racconto questa mia esperienza personale: nel mio percorso di studi ho fatto anche il tirocinio in ginecologia…
Lutto perinatale · Aborto · Famiglia · Testo
Testimonianza di uno stato depressivo dopo l’aborto
A proposito del vissuto dei fratellini dei bimbi non nati…
Lutto perinatale · Aborto · Testo
Testimonianza di Roberta
Innanzitutto voglio esprimere una gratitudine veramente profonda per come viene affrontato questo argomento…
Video Lutti Perinatali di Paola Di Betta
Lutto perinatale · Video
Il lutto perinatale è uno degli argomenti più difficili e dolorosi da affrontare. Quando si pensa alla nascita, infatti, si pensa alla vita e alla crescita. Tuttavia, a volte il futuro prosegue in modo differente e può portare con sé un avvenimento doloroso.
Quando si parla di lutto perinatale non si parla solo della perdita di una vita nel ventre ma anche del dolore che colpisce un gemello che sopravvive nell’utero al proprio fratello o sorella, oppure delle implicazioni che un’interruzione di gravidanza può portare con sé.
Testimonianza di Luisa De Filippi
Lutto perinatale · Famiglia · Testo
Sono madre di cinque figli e il quinto l’ho perso.
Dopo il quarto figlio, ero consciamente tranquilla di non voler più figli dato che non avrei neanche potuto far fronte a un quinto figlio sia a livello fisico sia energetico sia emotivo.
Non ho avuto aiuti esterni purtroppo, mio marito è sempre stato presente ma mia madre era malata e i suoceri distanti, quindi ho faticato molto ma sentivo a livello inconscio che il mio desiderio di maternità era ancora presente. Avevo paura di rimanere incinta, non avrei assolutamente abortito, ma non mi sentivo di tenerlo e quindi se mi fossi trovata in quella situazione senza uscita mi sarei disperata.
Così ho fatto un chiaro discorso con l’Universo, come d’altra parte per tutte le altre gravidanze, chiedendo per favore che se c’era un’anima che avesse voluto ancora scegliermi, fosse un’anima che per sua scelta avesse voluto fare questa esperienza, sperimentare un’incarnazione breve. Dopo poco tempo sono rimasta incinta e la mia percezione è stata proprio quella che era quell’anima lì.
Quindi ho di nuovo parlato molto con quest’anima, tra l’altro la gravidanza era partita male: avrei dovuto stare a riposo se avessi voluto tenerlo, era più piccolo rispetto alle settimane di crescita. Insomma c’era una serie di circostanze che mi confermavano che era proprio quell’anima, infatti con un po’ di dolore, ma devo dire non troppo, entro l’ottava settimana io l’ho perso.
Questa cosa (riferita alla rinascita e al contenuto coscienziale come insieme di forze condizionate e condizionanti trattati nei moduli Ecel) che l’anima non è libera di scegliere, che non c’è un progetto, mi fa chiedere se me la sto raccontando e rispetto a cos’è cambiato, da ieri si è fatto un po’ vivo un leggero senso di colpa, che io non avevo e che ieri ho accolto volentieri perché mi sentivo quasi in colpa di non avere un senso di colpa rispetto a questa gravidanza.
Siccome so che è un’esperienza molto dolorosa, il mio è stato un dolore dolce che ho vissuto serenamente perché è andata nel modo migliore, era quasi un patto tra me e quest’anima, confermato dallo svolgersi delle cose.
Nella mia vita la ricerca interiore è sempre stata al centro di tutto, fin dalle prime crisi esistenziali vissute in adolescenza, per cui dopo numerosi percorsi fatti su di me a livello emotivo sono diventata naturopata; l’introspezione, l’osservazione dei miei pensieri e la meditazione sono diventati così una pratica quotidiana, e questo mi ha consentito di avere strumenti anche nell’elaborazione di questo lutto che, se di solito viene sottovalutato, in me ha avuto invece la giusta considerazione.
Dare un nome a Pietro, parlargli e spiegargli le mie ragioni, chiedergli perdono e condividere con lui l’esperienza sono stati passaggi che ho fatto spontaneamente, dallo spazio del cuore, collegandomi alla sua anima che ho sempre sentito e sento ancora oggi molto vicina.
Conoscendo la meditazione, avevo già fatto quello che sapevo per mandargli luce, amore, preghiere, ma non conoscevo ancora la meditazione della tradizione tibetana che ho poi incontrato anni dopo seguendo il Corso di accompagnamento empatico al fine vita con Daniela Muggia.
Questo è stato per me un completamento meraviglioso a tutto quello che avevo fatto prima, permettendomi di accompagnare ancora di più Pietro nella luce con il Phowa, meditazione che aiuta ad unire la coscienza individuale al Tutto.
Così la mia serenità è stata completa, so bene che quando lasciamo il corpo la relazione si sposta nel cuore e lì resta per sempre.
Sono molto grata a Daniela per tutto quello che mi ha trasmesso nel tempo che abbiamo avuto a disposizione, e per avermi lasciato strumenti così importanti per me e per tutte le persone a cui posso donarli.

Gravidanza a sorpresa
Lutto perinatale · Gravidanza · Testo
Durante il mio percorso ECEL ho frequentato i due incontri che hanno avuto come tema il “lutto perinatale”: un po’ inaspettatamente sono stati due incontri per me molto importanti, soprattutto perché hanno fatto si che io affrontassi dei lutti che per l’educazione ricevuta non erano considerati tali, ho trovato in me la propensione a rimuoverli, quasi non fossero mai esistiti. Le tematiche ora affrontate nel modo corretto mi hanno dato pace e serenità, perché ho preso consapevolezza di alcuni aspetti della mia vita e ho tirato le somme relativamente a certe cose che mi sono capitate.
In questa occasione ho preso maggior consapevolezza di essere una sorella di una bambina che era morta quattro anni prima della mia nascita: di questo fatto ne ero a conoscenza e ha creato nella mia vita molto dolore per come mia mamma lo ha elaborato e ha riversato poi su di me; inoltre, proprio da poco, durante la spiegazione di questo tipo di lutto, mi sono “ricordata” di essere anche sorella di un bambino concepito qualche anno dopo la mia nascita e che mia mamma ha deciso di abortire. Di questo fatto sono venuta a conoscenza ascoltando casualmente dei discorsi tra mia mamma e alcuni nostri parenti e in seguito leggendo dei suoi documenti sanitari; di questo lutto non sono mai stata messa a conoscenza da nessuno, l’ho scoperto da sola e l’ho vissuto come un tradimento. Questo “non detto” lo avevo completamente rimosso da anni e proprio adesso mi è tornata in mente, mi sono molto emozionata.
In seguito, entrando ancora di più in connessione con me stessa, mi sono data una spiegazione su qualcosa che non mi tornava relativamente all’esperienza di due aborti spontanei che ho avuto qualche anno fa e che ho un po’ censurato: in generale ho cercato di non parlarne perché comunque mi sentivo non accolta nel mio ambiente lavorativo né in quello familiare. A parte mio marito, con il quale ovviamente ho condiviso questi eventi, pochissimi altri ne erano a conoscenza e questo per me è stato molto pesante: non potermi permettere di parlarne. Ho addirittura compreso di recente come qualcuno a cui avevo detto di questi aborti non ricorda che li avessi subiti!
Poco tempo dopo questi aborti ho avuto una terza gravidanza che è andata a termine. Mio figlio adesso ha 13 anni e ripensando a questa gravidanza, fortemente cercata, spesso non mi spiego ancora come ne ho presa coscienza solo al quarto mese inoltrato: nessuno riusciva a spiegarsi il perché di questa cosa, i medici hanno dato spiegazioni molto approssimative. Fin dall’inizio non ho avuto assolutamente né nausee né altri sintomi e la gravidanza è stata scoperta casualmente. Mi emoziono ancora adesso a rivivere quei momenti!
Di fatto dopo il quarto mese ho cominciato ad ingrassare un pochino e probabilmente avevo l’utero che pesava sulla vescica provocando piccole perdite di urina; durante una visita urologica, richiesta dal mio medico di base, l’ecografia ha sortito delle espressioni particolari nei volti del medico e della sua specializzanda, ma non mi hanno assolutamente detto nulla. Alla fine della visita mi è stato consegnato il referto che non menzionava nulla di particolare, se non la necessità di eseguire delle sedute di fisioterapia per rinforzare il pavimento pelvico. Lo specialista era a conoscenza del mio percorso di ricerca di una gravidanza (con stimolazioni ormonali e pratiche di fecondazioni assistite), degli aborti spontanei e dei test negativi che risalivano a pochi mesi prima e non disse nulla di ciò che aveva visto nell’ecografia se non che tutto andava bene. Semplicemente mi consigliò, “così, per scrupolo”, di fare un test di gravidanza, magari acquistandolo in farmacia durante il tragitto verso casa. La cosa mi lasciò perplessa e ne chiesi il motivo al medico, oltretutto ‘sapevo’ di non essere incinta…ma il medico insistette un po’ ribadendo che non c’era nulla che non andasse ma era solo “così, per scrupolo”. Durante il tragitto verso casa quelle parole mi rimasero in testa e e adesso mi viene da pensare che forse l’esperienza precedente, il silenzio per gli aborti che ho avuto e che ho deciso quasi di tacere anche a me stessa per non soffrire, mi hanno portata, uscita dall’ospedale, ad andare al supermercato a comperare un test delle urine che ha confermato la gravidanza in stato avanzato. Quando raccontavo quello che mi è capitato mi prendevano per matta dicendo “ma come hai fatto a non accorgerti? Sei al quarto mese!” ma io assolutamente non me n’ero accorta, addirittura ogni mese avevo delle piccolissime perdite di sangue simili a quelle di un ciclo…mi avevano detto che dopo le stimolazioni ormonali sarebbe potuto accadere, una sorta di ciclo di piccola entità per far si che il corpo potesse riabituarsi alla normalità.
Tutto è successo velocemente, tutti si davano da fare per capire cosa stava succedendo alla ‘pazza’ quando anche l’esame del sangue diede responso positivo. Il timore di una gravidanza isterica fece breccia sul ginecologo di turno che cercò di prepararmi alla delusione, all’imminente notizia del ‘fallimento’, al risultato positivo che poteva essere stato (addirittura) falsato dalla mia mente tanto era il desiderio di avere un figlio, di non farmi illusioni… fino a quando lo sentii fare un balzo sullo sgabello durante l’ecografia ed una frase che sembrò quasi un’imprecazione “cavoli, ma qui c’è un bambino tutto formato e all’apparenza sta benissimo…signora,lei è incinta!”. In tutto questo io ero tranquillissima e sapevo benissimo che invece lui c’era (il bambino), ormai non avevo più paura! Il ginecologo mi ha fatto sentire il battito, mi ha fatto vedere il bambino attraverso il monitor e io gli ho detto, finalmente in pace “vede che non mi sono inventata le cose?”. Penso proprio di essere stata io ad aver voluto negare a me stessa la gravidanza e quindi è rimasto tutto in silenzio fino in quel momento. Da quel momento tutti furono in affanno perché avevo già 42 anni e sono cardiopatica ma devo dire che da quel momento di consapevolezza ho vissuto tutta la gravidanza molto bene, con la serenità e la pace interiore che non mi sarei aspettata perché tutti cercavano di dirmi il contrario, mi mettevano ansia e non credevano che avrei portato a termine la gravidanza o comunque non senza problemi. E’ stato proprio bello, ho vissuto tutto quel periodo finalmente con serenità, quasi come il mio tacere in merito ai due aborti precedenti (anche a me stessa, ripensando alle parole e al comportamento ostile di mia madre quando gliene parlai) avesse voluto preservare questa mia gravidanza (e il bambino nel mio grembo).
Oggi mi do questa spiegazione. Il rimando immediato di Daniela fu: “tuo figlio sa di essere un fratello? Non commettere l’errore di creare un altro segreto di famiglia, magari troverai il modo di raccontarglielo. L’importante è poter dire “ho scoperto io di essere mamma di tre mentre pensavo di essere mamma di uno”. Mi sono resa conto che, così come sarò sempre la figlia di mio padre anche se mio padre non c’è più, sarò sempre la madre di queste vite che per un poco (pochissimo tempo per due di loro) ho portato in grembo.
T.A.

Testimonianza di Barbara Mancarella
Lutto perinatale · Testo
Durante il modulo dedicato all’accompagnamento empatico del lutto perinatale abbiamo preso visione di un film, nel quale una scena mostrava la protagonista vivere un aborto spontaneo….e ho rivisto in tutto e per tutto ciò che è accaduto a me…. Il dolore improvviso che mi ha spezzato il respiro, il sangue… La mia breve gravidanza (1 mese e poco più) veniva dopo 9 anni di ricerca, di cui gli ultimi con l’aiuto della procreazione assistita, quindi interventi chirurgici, ormoni, punture, esami continui…poi l’unica gravidanza, vissuta con immensa gioia ma terminata in quel modo e mai più rivissuta.
Piansi per dieci ore di fila, quel giorno, non si vedevano più i miei occhi, mentre un dolore così forte nel cuore e nello stomaco mi straziava. Mio marito mi stava molto vicino e anche la mia famiglia, ma quel vuoto improvviso e violento sentivo essere più mio che degli altri. Dopo alcuni giorni sorprendentemente sentii una certa energia…pure quella inaspettata…così iniziai a riflettere sul senso di tutto questo, se poteva essercene uno. Ho sempre avuto attrazione per argomenti come l’esistenza, la vita, la morte, la mistica, la religione, ma in quel momento tutto assumeva una profondità diversa, perché avevo un dolore speciale da sondare, una rinuncia assoluta e definitiva ad un mio desiderio così radicato da accettare, che arrivava fino al fondo del mio essere.
Così ho letto, studiato, cercato, riflettuto, smembrato me stessa, fino a che dopo intense ricerche che sempre più mi conducevano all’argomento della morte (quindi, dopo aver conseguito il diploma di cerimoniere funebre e di direttore tecnico di onoranze funebri) ho trovato il corso ECEL di Daniela Muggia e di conseguenza l’Associazione Tonglen; questo è stato il mio percorso. Ho compreso che qualunque cosa avessi voluto fare, avrei dovuto guardarmi dritta in faccia e passare attraverso me, per davvero, e che io avrei dovuto attraversare pienamente i miei dolori per poter fare qualunque altra cosa in questo contesto, in quanto sentivo forte il richiamo di poter essere anche utile agli altri.
Ed eccomi finalmente iscritta al corso. Ed eccomi finalmente di fronte ai miei dolori…. A seguito della visione del film, divisi in stanze di lavoro, ognuno poteva apportare il proprio contributo. Il mio è stato quello di ammettere di avere fatto fatica, molta fatica, a rivivere quella scena dell’aborto, perché identica a ciò che era accaduto a me, diversi anni prima. Quel dolore ancora mi chiudeva la gola, ma mentre mi raccontavo ai miei compagni di corso, mi sono resa conto del loro silenzio partecipe, del silenzio denso di presenza che non ha bisogno di parole, infatti era più come un abbraccio profondo. Ho compreso quindi sulla mia persona cosa significasse realmente ascolto empatico e compassionevole, che è ciò che principalmente impariamo a ricercare ed attuare, qui. Il dolore, o meglio, il ricordo del dolore non passa ed è naturale che sia così.
Ma il volgere il mio sguardo interiore, la mia attenzione, esattamente in quella direzione mi ha permesso di accogliere, di vedere davvero che in fondo al buio, forse, c’è una luce e che questa luce, anche solo scorgendola, scalda il gelo e può trasformare la sofferenza in un’occasione di comprensione di me stessa e in maniera speculare, degli altri. Ho capito che non c’è momento nella vita che non valga la pena di essere vissuto, fino in fondo, accolto così com’è. La nostra immensa insegnante, e Maestra, direi, anche se nella sua umiltà Daniela non accettava questo titolo – mi perdonerà se lo uso in questo frangente – al termine del mio intervento durante il corso, mi disse una formula presente nella tradizione tibetana, che tanto mi ha illuminata e che ha dato senso a tutte le mie lacrime… “possa questa mia sofferenza bastare”.
Queste meravigliose parole le ho dedicate a tutti gli esseri sofferenti, a tutte le donne in particolare che come me hanno sofferto per questa grande mancanza, il non poter diventare madre biologica del proprio figlio o figlia, mancanza che se ben elaborata può spalancare il cuore. E ancora una cosa: io SONO madre. Lo sono del figlio che ho perso, lo sono di tutti i bambini, lo sono per chiunque desideri che io lo sia. La maternità fisica mi è stata negata, ma un senso di maternità molto più ampia è maturata in me. Ringrazio la vita e l’esistenza, di cui la morte è parte, e che accade proprio perché viviamo. E ringrazio Daniela Muggia immensamente, i nostri tutor che anche dopo la morte di Daniela, stanno portando avanti i suoi insegnamenti con tanta cura e dedizione. Grazie a tutto questo ho dato alla Luce me stessa.

Testimonianza di Gabriella Manca
Lutto perinatale · Medici e operatori · Aborto · Testo
Vi racconto questa mia esperienza personale: nel mio percorso di studi ho fatto anche il tirocinio in ginecologia ed avevo chiesto di non entrare in sala come operatore quando ci fossero interruzioni di gravidanze, ma solo per i parti cesarei perché non me la sentivo di essere la “mano operativa” in queste procedure.
Alcuni anni fa invece la figlia di un’amica, per la quale ero una sorta di madrina, che aveva deciso di interrompere una gravidanza, mi aveva chiesto di accompagnarla insieme alla madre. Io pur con grande sofferenza, rendendomi conto che non ce l’avrebbe fatta da sola, mi sono resa disponibile ed ho ottenuto di stare con lei in sala operatoria. Lì appena entrata sono stata travolta accolta da un dolore lacerante. Il collega mi aveva permesso di entrare e di tenerle la mano solo perché ero un medico.
Durante la procedura ho passato tutto il tempo a fissare lo schermo dell’ecografo e a piangere disperatamente, senza farmi vedere dalla ragazza…, ero devastata. Mi ricordo che il mio collega ginecologo non ha detto niente fino a quando è uscito dalla sala operatoria. “Qualcuno lo deve fare perchè ci sono donne che non hanno scelta, l’unica cosa che possiamo fare è essere più incisivi nell’educare le persone”. Mi aveva mostrato la sua sofferenza composta e testimoniato quanto anche per lui fosse doloroso.
Io sono stata malissimo per tantissime settimane. Ho dovuto elaborare anche questo lutto, che per me è stato un altro lutto, perchè partecipare e vedere questo essere vivente che subiva un interruzione forzata della sua vita, è stato altrettanto devastante. Dopo questa esperienza ho avuto conferma del fatto che il vissuto del lutto esiste anche quando non ne siamo coinvolti direttamente.
Testimonianza di uno stato depressivo dopo l'aborto
Lutto perinatale · Aborto · Famiglia · Testo
DA VERIFICARE: frasi spezzate già sull'originaleA proposito del vissuto dei fratellini dei bimbi non nati, la prima sera, mentre io facevo il corso E.C.E.L. in collegamento da remoto, c’era mio figlio maggiore, ventenne, e che stava passando nella stanza e si era fermato ad ascoltare la mia testimonianza incuriosito da questo corso. Ad un certo punto ha detto: “Ah! La mia sorellina Angelica” riferendosi a questa bimba che ho “perso” quando lui era piccino (aveva solo cinque anni). Ieri gli ho domandato: “Ma tu cosa ricordi?”, perché questa bimba l’abbiamo battezzata, le abbiamo dato un nome. Volevo anche capire perché si fosse interessato a questo corso che sto seguendo e lui mi ha detto: “No mamma, io non mi ricordo, forse non me lo avevate neanche detto che aspettavo una sorellina. Però mi ricordo bene come sei stata tu”. Quindi lui ha un ricordo indelebile della depressione che io ho vissuto successivamente.
Vorrei condividere con tutti questa cosa: pur essendo un medico, quindi avendo tutte le possibilità di farmi assistere in questo stato depressivo dopo l’aborto spontaneo, mi sono rivolta a uno psicologo dopo diversi mesi e solamente perché in quel periodo non sopportavo la sua presenza e la sua esuberanza. Mio figlio aveva avuto una regressione, mi stava appiccicato, cercava di tirarmi sù ed io non lo sopportavo, tanto che ad un certo punto ho iniziato a trattarlo male. Questa cosa mi aveva spaventata in maniera estrema, perché in quel periodo c’era anche stato un fatto di cronaca molto pesante di una mamma depressa che aveva messo il figlio in lavatrice. Quindi, nel momento in cui mi sono resa conto che lo maltrattavo solo perché lui mi cercava e richiedeva la mia presenza, mi sono decisa a rivolgermi ad un professionista che potesse aiutarmi a superare questo lutto proprio per aiutare lui ad uscire da quel momento di regressione, rilevato dalla psicologa della scuola materna.
Lui ricorda perfettamente di come stavo male, quindi dev’essere stato anche per lui una grande sofferenza. Ricordo che mi guardava con gli occhioni come per dire “Ma dove sei, mamma?”. Io non c’ero. Per oltre sei mesi ero costantemente altrove. Di quei mesi non ho alcuna memoria pur avendoli vissuti, avendo lavorato seguito famiglia, casa, lavoro…
Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e rmi aiutare da un professionista, è stato proprio il suo sguardo a risvegliarmi e riportarmi “a casa, nella mia vita, da lui”. E’ successo in un istante, momento in cui io lo avevo rimproveratovo in maniera troppo brusca e lui mi aveva guardata con gli occhi sgranati, come se non mi riconoscesse più…, e proprio in quel momento lì ho pensato: “No, non posso andare avanti così. La morte di questa bimba non può trascinarmi in un baratro”.
Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e professionisti nei nostri campi specifici, dimentichiamo che il lutto è un’esperienza, una cosa che ci tocca in profondità e ci può disintegrare.
Farsi aiutare ad elaborarlo da persone competenti e formate fa davvero la differenza.

Testimonianza di Roberta
Lutto perinatale · Aborto · Testo
DA VERIFICARE: paragrafi finali ripetuti già sull'originaleInnanzitutto voglio esprimere una gratitudine veramente profonda per come viene affrontato questo argomento in questo modulo sul lutto perinatale con estrema delicatezza, con passione, autenticità, facendoci sentire tutti accolti e amati. Questa è la percezione che ho e che desidero condividere. Io ho affrontato tanti anni fa la scelta (di abortire) e l’ho affrontata dopo due gravidanze. Le due gravidanze erano proprio accadute in concomitanza di problemi seri al papà di mio marito, per cui è nata la prima figlia e c’è stato un primo problema serio di salute, perciò ho vissuto la nascita da sola, con tutte le paure, con situazioni in cui si sono accumulati dolori, paure e anche di dinamiche familiari molto brutte.
Dopo tre anni nasce la seconda figlia, di nuovo si presenta puntuale un altro problema con la stessa persona e rimango sola. Rimango sola anche perché mio marito aveva un’attività che lo impegnava di notte. Ma non era l’essere sola nel gestire le figlie, che ho fatto con estrema naturalezza, era il senso di solitudine. Succede che scopro di essere incinta dopo due anni e dico: “no, non ce la posso fare, una terza situazione così non la riesco a portare”. Quindi mi faccio carico di tutto, carico della scelta nonostante mio marito mi dicesse: “non ti preoccupare ce la facciamo”. Non sento più niente, divento una macchina, mi isolo da tutti, anche da chi cerca di convincermi amorevolmente. Reduce anche da una situazione familiare dove mia mamma, dopo aver perso un figlio per una malattia, dopo quattro anni e mezzo aveva avuto mia sorella e me, poi era rimasta incinta e ha fatto la stessa scelta. Mia mamma mi dice: “ti capisco. Fa quello che ti senti”. Quindi in teoria liberamente, faccio questa scelta, in teoria libera e la conduco da sola convincendomi che comunque quel bimbo non era sano. Nella mia testa inizio a pensare “non è sano, lo sento, lo sento, lo sento”.
Elaboro la scelta a modo mio. L’ho tenuta per me, condivisa con pochissime persone, molto selezionate e poi lasciata nel cassetto. Con voi ho riaperto quel cassetto. C’è stato un momento della vita in cui io ho avvertito nuovamente la presenza di questo angioletto. L’ho elaborato, anche quello per conto mio, anche perché una volta è successa una cosa particolare, non so collocarla nel tempo, ero in casa da sola, in una casa dove c’è una scala interna ed ero al piano di sotto e a un certo punto ho sentito scandire la parola mamma e io mi sono guardata intorno, ho pensato “sono sola”. È stata una sensazione forte, bellissima e ho detto “sì, ci sei, ci sono”. Però poi, è tornato nel cassetto, perché è il mio cassetto e con voi ho riaperto quel cassetto. È la prima volta che lo faccio. Lo faccio con questa autenticità e provando per la prima volta, anche a fissare quell’immagine (immagine di un feto) che voi avete messo lì, immagine che ho sempre rifiutato quando facilmente capitava sui giornali o in televisione, io saltavo, non volevo vedere, pur cosciente di tutto quello che avevo attraversato e che avevo scelto più o meno liberamente.
A proposito del vissuto dei fratellini dei bimbi non nati, la prima sera, mentre io facevo il corso E.C.E.L. in collegamento da remoto, c’era mio figlio maggiore, ventenne, e che stava passando nella stanza e si era fermato ad ascoltare la mia testimonianza incuriosito da questo corso. Ad un certo punto ha detto: “Ah! La mia sorellina Angelica” riferendosi a questa bimba che ho “perso” quando lui era piccino (aveva solo cinque anni). Ieri gli ho domandato: “Ma tu cosa ricordi?”, perché questa bimba l’abbiamo battezzata, le abbiamo dato un nome. Volevo anche capire perché si fosse interessato a questo corso che sto seguendo e lui mi ha detto: “No mamma, io non mi ricordo, forse non me lo avevate neanche detto che aspettavo una sorellina. Però mi ricordo bene come sei stata tu”. Quindi lui ha un ricordo indelebile della depressione che io ho vissuto successivamente.
Vorrei condividere con tutti questa cosa: pur essendo un medico, quindi avendo tutte le possibilità di farmi assistere in questo stato depressivo dopo l’aborto spontaneo, mi sono rivolta a uno psicologo dopo diversi mesi e solamente perché in quel periodo non sopportavo la sua presenza e la sua esuberanza. Mio figlio aveva avuto una regressione, mi stava appiccicato, cercava di tirarmi sù ed io non lo sopportavo, tanto che ad un certo punto ho iniziato a trattarlo male. Questa cosa mi aveva spaventata in maniera estrema, perché in quel periodo c’era anche stato un fatto di cronaca molto pesante di una mamma depressa che aveva messo il figlio in lavatrice. Quindi, nel momento in cui mi sono resa conto che lo maltrattavo solo perché lui mi cercava e richiedeva la mia presenza, mi sono decisa a rivolgermi ad un professionista che potesse aiutarmi a superare questo lutto proprio per aiutare lui ad uscire da quel momento di regressione, rilevato dalla psicologa della scuola materna.
Lui ricorda perfettamente di come stavo male, quindi dev’essere stato anche per lui una grande sofferenza. Ricordo che mi guardava con gli occhioni come per dire “Ma dove sei, mamma?”. Io non c’ero. Per oltre sei mesi ero costantemente altrove. Di quei mesi non ho alcuna memoria pur avendoli vissuti, avendo lavorato seguito famiglia, casa, lavoro…
Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e rmi aiutare da un professionista, è stato proprio il suo sguardo a risvegliarmi e riportarmi “a casa, nella mia vita, da lui”. E’ successo in un istante, momento in cui io lo avevo rimproveratovo in maniera troppo brusca e lui mi aveva guardata con gli occhi sgranati, come se non mi riconoscesse più…, e proprio in quel momento lì ho pensato: “No, non posso andare avanti così. La morte di questa bimba non può trascinarmi in un baratro”.
Capita a volte che, pur avendo acquisito tanti strumenti, pur essendo e professionisti nei nostri campi specifici, dimentichiamo che il lutto è un’esperienza, una cosa che ci tocca in profondità e ci può disintegrare.
Farsi aiutare ad elaborarlo da persone competenti e formate fa davvero la differenza.

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